Come riciclare le vecchie lampadine dopo l’acquisto di quelle a Led

Come riciclare le vecchie lampadine dopo l’acquisto di quelle a Led

Acquistare lampadine a led è sicuramente un vantaggio per voi ed anche per l’ambiente, dal momento che offrono la possibilità di risparmiare notevolmente sia in termini economici che per quanto riguarda l’energia consumata.

Le lampadine e lampade a led, infatti, riescono ad assicurare una resa che supera qualsiasi altra tecnologia classica, offrendo dei risultati davvero molto importanti sia per quanto riguarda la luminosità che la resa dei colori.

Uno degli altri punti di forza di utilizzare le lampade e le lampadine a led è senz’altro quello di poter riciclare ben il 99% dei materiali utilizzati per la loro costruzione ed è indiscutibilmente un altro importante vantaggio per l’intero ambiente che ci circonda.

Vecchie lampadine: è un peccato buttarle

Una volta che si provvede all’acquisto delle lampadine a led, però, c’è sempre il problema di cosa combinare con le lampadine ad incandescenza che si sono utilizzate fino a quel momento per l’illuminazione della propria abitazione.

Ebbene, provate ad usare un po’ l’immaginazione ed evitate di buttarle, dal momento che si possono riciclare anche in modo piuttosto simpatico e decorativo.

Con l’enorme diffusione delle lampadine a led, quelle ad incandescenza sono state gettate nel dimenticatoio, visto che non in tutti i casi la sostituzione si è verificata per via di una loro rottura.

Con le vecchie lampadine ad incandescenza, quindi, potrete senz’altro creare delle nuove soluzioni decorative che abbiano come scopo principale quello di riciclarle e farle diventare dei veri e proprio contenitori decorativi, non prima, però, di aver visionato tutte le lampadine e lampade a led in offerta su LedLedITALIA.it e aver scelto il modello migliore per le proprie esigenze.

Da lampadine a soluzioni decorative

La prima cosa da fare per far diventare le vostre vecchie lampadine ad incandescenza delle soluzioni decorative molto interessanti per la vostra abitazione, è senz’altro quella di avere a disposizione i materiali necessari per effettuare tale lavoro.

Di conseguenza, si dovrebbe sempre avere a disposizione, oltre alle vecchie lampadine naturalmente, anche una pinza a punta fine, una carta di giornale ed un panno che non usate più.

Si tratta di un lavoro che deve essere svolto con grande pazienza e prestando la massima attenzione, visto che lavorando con il vetro e non utilizzando le dovute precauzioni si può correre il rischio di tagliarsi.

Ecco cosa serve e come fare per riciclarle

Quindi, prendetevi tutto il tempo necessario per portare a termine un buon lavoro ed impugnate la lampadina, utilizzando un vecchio panno (in alternativa va bene anche una calza di spugna che non usate più) e, utilizzando la pinza a punta sottile, cercate di sollevare la piastrina in ferro che va a bloccare il bulbo, sempre in modo delicato ed attento, rimuovendola del tutto.

A questo punto dovrete occuparvi di quel vetrino nero che rappresenta una sorta di copertura: anche in questo caso dovrete spaccarlo, ma in modo delicato, evitando che si possa rompere anche il bulbo: estraete a questo punto i fili elettrici che sono presenti nel bulbo, rimuovete ogni residuo di vetro.

Dopo la pulizia attenta e completa della lampadina, potrete sfruttarla come un vero e proprio vasetto, utilizzando un supporto su cui collocare il bulbo: è sufficiente utilizzare un semplice cerchietto che abbia un diametro che si adatti a tali dimensioni.

Ecco che il vostro vasetto sta per essere composto: metteteci dentro un po’ d’acqua e il vostro fiore ed il lavoro è terminato.

Quindi, quando acquistate delle nuove lampadine e lampade a led, adesso avrete un’idea in più per poter evitare di buttare quelle vecchie, ma riciclarle rispettando anche maggiormente l’ambiente che vi circonda.

È possibile inquinare di meno?

È possibile inquinare di meno?

 

Sono in molti oggi a chiedersi “Come inquinare meno l’ambiente”? o semplicemente “Come inquinare meno”?Sebbene una larga fetta dei problemi di inquinamento del pianeta provengono dall’industria, le nostre abitudini quotidiane e il nostro modo di rapportarci all’ambiente, può fare veramente la differenza nel lungo periodo!

Una sorprendente quantità di contaminanti proviene dalle nostre case.

Se ti stai chiedendo “come inquinare meno in casa”, sappi che a partire dalla tua macchina, ai prodotti di bellezza che acquisti fino ai prodotti per mantenere “l’igiene” in casa o tenere in ordine il giardino, tutto contribuisce all’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Ma le nostre scelte come consumatori possono ridurre il nostro generale impatto sul pianeta e migliorare la salute del nostro ambiente circostante.

 

Parleremo ora nel dettaglio di come inquinare meno l’aria.

Nel 2015 gli studi del “Journal of Industrial Ecology” trovò nei consumatori la causa del 60% delle emissioni serra nel mondo. Perciò la prevenzione dipende spesso da una nostra scelta. Come inquinare meno e vivere felici è una realtà possibile già oggi.

 

La macchina che guidi

Nel 2017 le emissioni dei veicoli ammontarono a 19 milioni di tonnellate di monossido di carbonio secondo le agenzie di protezione dell’ambiente americane. Queste emissioni giocano un ruolo fondamentale nella creazione dell’effetto serra, riscaldando la superficie del pianeta con le conseguenze che conosciamo.

Inoltre respirare una grande quantità di monossido diminuisce la quantità di ossigeno che raggiunge gli organi ed i tessuti, accelerando l’invecchiamento cellulare. Ma la maniera con cui guidi ed i veicoli che scegli possono abbattere non soltanto le emissioni ma anche il denaro speso in carburante!

 

Prodotti per la casa

I prodotti per igienizzare la casa e quelli che utilizzi in bagno contribuiscono all’inquinamento delle aree urbane e tramite gli scarichi anche le acque, i fiumi vicino a noi, e da lì al mare. Per non parlare dei packaging e di tutte le plastiche prodotte. Un esempio fra tutti gli spazzolini di plastica. Ogni anno solo negli Stati Uniti vengono gettati via qualcosa come 1 miliardo di spazzolini. Una novità può però giocare a nostro vantaggio, lo spazzolino col manico in bamboo riciclabile!

Ecco qui una lista dei migliori spazzolini in bamboo che puoi trovare sul mercato!

L’energia che usi

L’energia elettrica che utilizzi in casa può generare quasi due volte lo stesso effetto serra generato dalla tua macchina in un anno. Negli Stati Uniti per esempio più del 63% dell’elettricità proviene da carburanti fossili. Migliorare l’efficienza in casa può effettivamente ridurre l’inquinamento dell’aria. Il semplice gesto di spegnere le luci quando lasci una stanza permetterebbe di risparmiare 2 milioni di barili di petrolio ogni giorno.

 

Prevenire l’inquinamento delle acque

Il deflusso inquinato generato dalle acque dei temporali è una delle più grandi minacce per le acque di mari e fiumi. Nelle aree urbane e suburbane i temporali e la neve sciolta possono facilmente essere assorbiti dal terreno portandosi dietro detriti, olii, sporco, sostanze chimiche e fertilizzanti. Utilizzare gli appositi cestini di rifiuti ed evitare di gettare sporcizia a terra può ridurre questo fenomeno.

 

Pesticidi e fertilizzanti alternativi

Utilizzare fertilizzanti ed insetticidi naturali può aiutare a ridurre l’inquinamento dell’acqua. Piantare fiori cespugli ed alberi che resistono ai pesticidi e che possono attrarre insetti impollinatori. Installare case per uccellini e pipistrelli per combattere insetti fastidiosi. Uno studio del 2018 in “The Science of Nature” stima che globalmente gli uccelli ne hanno mangiato quasi mezzo trilione di tonnellate! Un simile approccio è possibile con i fertilizzanti. Nitrati e fosfati possono stimolare esageratamente acqua, piante ed alghe.

Il fosforo è stato definito “cibo spazzatura” per le alghe. Ne alimenta la crescita in maniera esponenziale, causando la moria di pesci e di altre forme di vita acquatiche. Troppo fertilizzante può anche danneggiare le piante. Lasciar macerare le foglie cadute può per esempio generare un naturale, gratuito fertilizzante a lento rilascio!

Abbiamo elencato dei semplici metodi per dare il nostro contributo alla riduzione dell’inquinamento del nostro pianeta!

Ora tocca a te!

I migliori 3 spazzolini da denti in bambù: opinione dentisti

I migliori 3 spazzolini da denti in bambù: opinione dentisti

I migliori spazzolini da denti in bambù, secondo noi, sono riportati in questo articolo scritto dopo avere ascoltato e confrontato diversi esperti in materia (i dentisti). Ma prima voglio ricordarti che lo spazzolino in bamboo alle porte del 2022 non è più una scelta per chi tiene all’ambiente ma un dovere civico per tutti quelli che tengono al futuro del pianeta. Di seguito ti mostro qualche numero a supporto di quanto appena detto.

Solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono gettati un miliardo di spazzolini da denti in plastica. Per intenderci sono 100 campi da calcio stracolmi. Non ci credi? Leggi questo articolo del National Geographic. Ora mi dirai ma le setole? Le setole di origine naturale non esistono sono tutte in nylon, ma alcune di esse sono riciclabili.

Gli spazzolino in bamboo hanno la stessa efficacia di quelli in plastica e se hanno le setole riciclabili hanno un impatto ambientale praticamente nullo. Ti basta prendere delle pinze e staccare le setole al termine della sua vita. Le getti nella plastica e il resto è compostabile (va nell’umido). Ora vediamo la nostra classifica dei migliori spazzolini in bambù.

Spazzolino in bambù Similsmile

Questo spazzolino in bamboo di ultima generazione è in commercio da pochissimo ed è creato in Asia con design Italiano. Possiede delle setole infuse al carbone ed è il primo ad avere un foro alla base del manico che permette di appenderlo, evitando così la creazione della muffa. Infatti i comuni spazzolini in bambù quando vengono riposti nell’apposito recipiente entrano in contatto con l’acqua che solitamente vi resta, generano nel tempo la muffa alla base del manico. Con Similsmile non avrai questo problema. Purtroppo non è possibile acquistare questo spazzolino singolarmente in quanto viene venduto in una confezione da 4 pezzi compresa di 30 cotton fioc, un laccetto in corda ed un sacchetto da viaggio in cotone. La bella notizia è che il suo prezzo è basso, infatti il kit costa solo 16€.

Per vederlo clicca qui -> spazzolino in bamboo Similsmile

Spazzolino Stampasi

Lo spazzolino in bambù dell’azienda Stampasi ha un prezzo davvero basso infatti costa meno di 4€ al pezzo, ed è personalizzabile. Infatti puoi andare sul sito e decidere quale grafica far inserire. Il contro è che devi acquistarne un minimo di 20 pezzi e le setole non sono infuse al carbone. Diciamo che questo prodotto ha un buon rapporto qualità prezzo ed è sempre meglio di un comune spazzolino da denti in plastica.

Per vederlo vai su -> Spazzolino Stampasi

Spazzolini Cottify

Gli spazzolini in bambù dell’azienda Cottify hanno come punto di forza il fatto che le setole non sono in nylon riciclabile ma di origine animale, precisamente di cinghiale, quindi possiamo parlare di uno spazzolino in bamboo totalmente compostabile. Certo dobbiamo dire che mettersi in bocca dei peli di animale non è proprio il massimo, specialmente per chi è vegetariano o vegano. Il pacchetto è composto da 4 spazzolini ed il loro prezzo si aggira sulle 15€, quindi meno di 4€ a spazzolino. Anche qui purtroppo non è possibile avere un solo spazzolino ma se consideri che se ne deve cambiare uno ogni 3 mesi avrai una scorta per un anno.

Per vederlo vai su -> Spazzolino Cottify

Questa è la nostra classifica dei 3 migliori spazzolini da denti in bambù. Se non userai uno di questi non importa, ma almeno comprati un spazzolino in bambù della marca che più ti piace. L’opinione dei dentisti è che l’efficacia degli spazzolini in bamboo è la stessa di quelli in plastica, quindi per favore non continuare ad inquinare senza motivo!

Cambiando modo di pensare possiamo cambiare il destino della terra e di chi la abita, aiuta te stesso.

Come riciclare una batteria

Come riciclare una batteria

Riciclare una batteria risulta essere incredibilmente importante, e sia da un punto di vista prettamente ecologico, sia per quanto riguarda una questione prettamente ambientale, e relativa allo smaltimento delle batterie della propria automobile. Quando si parla di batterie, infatti, si fa riferimento ad un accumulatore elettrico, o più in generale ad un dispositivo che permette di immagazzinare energia elettrica come energia chimica e di rilasciare la stessa se collegato ad un circuito esterno di consumo. Per questo motivo, un accumulatore elettrico o una batteria presente all’interno delle proprie automobili risultano essere incredibilmente pericolose per l’ambiente, nel caso in cui non siano smaltiti nel migliore dei modi. Dunque, risulta essere necessario comprendere quale sia il sistema migliore che porta al riciclo e allo smaltimento corretto di questi dispositivi, al fine di sostituire gli stessi nel modo più sicuro possibile. In particolare, ecco dunque come riciclare una batteria.

 

I metodi per lo smaltimento di una batteria

 

Al fine di comprendere come possa essere smaltita una batteria, bisogna considerare tutti quei metodi che possono rendere necessario il riciclo della stessa. La gestione di rifiuti di questo tipo, che entrano nel novero di tutti quei dispositivi elettrici che faticano ad essere smaltiti in modo semplice data la loro struttura e complessità, richiede strumenti quali raccolta, trasporto, stoccaggio, recupero, commercializzazione del rifiuto e controllo dell’operazione. 

 

In altre parole, non basta gettare la propria batteria all’interno di un apposito contenitore, ma ci si deve rivolgere ad aziende nello specifico che si occupano dell’eventuale recupero dello strumento o dello smaltimento sicuro dello stesso. Nell’ambito della batteria, infatti, per quanto questa stessa possa non più svolgere al meglio la propria funzione all’interno di un’automobile, può essere utilizzata per il recupero di piombo, acido e polipropilene. In questo modo, dopo aver sanato e salvato queste stesse componenti, lo smaltimento dello strumento non sarà assolutamente dannoso per una questione prettamente ecologica. Ciò porta la batteria ad essere classificabile come rifiuto speciale, dunque a subire una procedura di smaltimento particolare.

 

Come smaltire una batteria per automobile

 

A questo punto, si può sottolineare quale sia il metodo da seguire e svolgere per lo smaltimento di una batteria. È essenziale e fondamentale sottolineare ancora una volta che la stessa non possa essere gettata all’interno del cassonetto dell’indifferenziata, o di un qualunque altro tipo di rifiuto classificato come non speciale. Per questo motivo, se si vuole smaltire la propria batteria di automobile, bisognerà contattare l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti, e che sia più vicina alla propria residenza. La stessa saprà, Infatti, indicare quale sia il luogo migliore all’interno del quale smaltire la batteria della propria auto, in base alla classificazione dello strumento e al punto di raccolta più vicino e sicuro possibile. 

 

Ciò porterà anche a conoscere orari e luoghi precisi entro i quali smaltire il proprio strumento; nel caso in cui non ci sia risposta da parte dell’azienda adibita allo smaltimento di rifiuti speciali, si potrà contattare il consorzio obbligatorio per le batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi, anche conosciuto con il nome tecnico di Cobat. Il consorzio in questione si occupa di tutti quegli oggetti e poi gli attrezzi che contengono piombo, come le batterie dell’automobile, e saprà offrire una giusta indicazione circa lo smaltimento e  il recupero di materiali potenzialmente dannosi, come quelli presenti all’interno della propria automobile. Infine, nel caso in cui non ci sia risposta neanche da parte del Cobat, ci si potrà riferire al proprio elettrauto di fiducia, che saprà sicuramente quale tecnica e quale luogo ricercare per lo smaltimento della propria batteria.

I vari tipi di tapparelle presenti sul mercato

I vari tipi di tapparelle presenti sul mercato

Le tapparelle, oltre ad essere un complemento di arredo, svolgono un’importante funzione in quanto permettono di proteggere l’ambiente dall’eccessiva luce solare e dal maltempo. In commercio ne esistono di tanti tipi, ognuno di essi con caratteristiche differenti. Conoscere le caratteristiche dei modelli presenti sul mercato, vi permetterà di fare la scelta giusta e installare la tapparella più corrispondente alle vostre esigenze.

Tapparelle in PVC

Le tapparelle in PVC sono il modello più economico presente sul mercato. Possono essere manuali e motorizzate, rendendo quest’ultima tipologia più agevoli i meccanismi di alzare e abbassare le tapparelle. Le tapparelle in PVC hanno dei rinforzi metallici situati nelle stecche. Il vantaggio di questa tipologia è sicuramente il costo basso e facilmente accessibile; d’altro canto, però, questi modelli sono semi-isolanti e la protezione che possono garantire da agenti atmosferici e temperature esterne è inferiore rispetto ad altri modelli. Inoltre, le tapparelle in PVC tendono a deformarsi con il calore e quando vengono installate su finestre ampie.

Tapparelle in alluminio coibentato

Le tapparelle in alluminio coibentato sono un’ottima scelta e un giusto compromesso tra qualità e prezzo. Sono la tipologia più venduta in commercio e utilizzata dalla maggior parte delle persone. L’alluminio, infatti, è un materiale che dura perfettamente nel tempo e resiste anche alle alte temperature. Le tapparelle in allumino sono molto leggere e facilmente gestibili anche manualmente (il loro peso, infatti, non supera quasi mai i 4 kg). La leggerezza è sicuramente uno dei vantaggi di questo modello di tapparelle. Inoltre, resistono perfettamente agli agenti atmosferici come grandine e pioggia, avendo una resistenza molto alta, e sono facilmente adattabili anche a finestre ampie. Lo svantaggio è rappresentato da un isolamento termico medio, non permettendo quindi di impedire totalmente alla temperatura esterna di entrare nell’ambiente.

Tapparelle antigrandine in alluminio ad alta densità

Come dice il termine stesso, questa le tapparelle antigrandine in alluminio hanno come caratteristica principale la capacità di resistere alla grandine. Hanno, infatti, una resistenza molto alta e non si bucano o deformano a causa di agenti atmosferici come un forte temporale. Resistono inoltre ai raggi solari. Tale resistenza è legata all’alta densità del materiale isolante presente all’interno della stecca della tapparella. In commercio potete trovarle sia manuali sia motorizzate.

Tapparelle antigrandine blindate in alluminio etsruso

Le tapparelle antigrandine in alluminio etsruso hanno un’alta resistenza ad agenti atmosferici come la grandine e sono indeformabili. La loro caratteristica principale è la capacità di resistere perfettamente ad eventuali tentativi di scasso; vengono per questo definite blindate se abbinate ad un sistema anti-intrusione. Le tapparelle in alluminio estruso sono motorizzate, avendo un peso di circa 9/10 kg.

Tapparelle antigrandine blindate in acciaio coibentato

Anche questa tipologia di tapparelle, se abbinate ad un sistema di anti-intrusione, vengono definite blindate. Le stecche delle tapparelle antigrandine in acciaio coibentato sono costituite da materiale isolante, che permette di isolare perfettamente le temperature dell’ambiente interno ed esterno. Questa tapparelle, inoltre, resistono agli agenti atmosferici, alla grandine e ai raggi solari. Dato il loro peso eccessivo, sono presenti in commercio solo motorizzate.

Mobilità sostenibile: facciamo il punto in Italia

Mobilità sostenibile: facciamo il punto in Italia

La mobilità sostenibile trova la sua definizione nel 1998 con quello che viene definito come Decreto Ronchi.

In questo decreto veniva sviluppato il concetto per cui è necessario trovare modalità più rispettose e intelligenti per muoversi abbandonando le vecchie abitudini a favore di nuove e più innovative soluzioni.

Che cos’è la mobilità sostenibile?

La mobilità sostenibile sono quindi tutte quelle soluzioni attuate per rendere gli spostamenti meno inquinanti e più rispettosi dell’ambiente. In

fatti ogni automobile introduce nell’atmosfera numerosi gas di scarico che rendono l’aria dannosa per il corpo umano e per il Pianeta stesso.

Attuare provvedimenti volti a migliorare la qualità dell’atmosfera e quindi cautelare il benessere dei cittadini è una delle priorità che non devono mai mancare per chi governa il Paese.

Tutti gli spostamenti causano immissioni di gas serra nell’aria e questi sono i maggiori responsabili delle malattie all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.

Una pessima qualità dell’aria può portare a numerose malattie ai cittadini di quella particolare zona che possono portare anche alla morte.

Prevenire l’insorgenza di queste malattie è un buon modo per preservare la vita delle persone e per rendere il mondo un posto più pulito e vivibile.

Quali soluzioni si possono attuare?

Per diminuire l’inquinamento acustico e ambientale è importante che vengano privilegiati i mezzi di trasporto pubblici o quelli di micromobilità come biciclette e monopattini elettrici.

In questo modo vengono immessi nell’ambiente molto meno gas di scarico responsabili dell’inquinamento atmosferico che causano problemi e malattie.

Il valore a cui si vuole arrivare per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico è quello di diminuirlo almeno del 50% rispetto al passato. Inoltre anche l’inquinamento acustico, soprattutto nelle grandi città, può rivelarsi un problema per le persone.

Infatti è spesso la causa di disturbi del sonno per le persone, malattie cardiovascolari ed aumento della pressione sanguigna.

Sicuramente le grandi reti autostradali, le vie trafficate delle città, aeroporti e ferrovie sono altamente rumorose e il loro impatto sulla vita delle persone è molto pericoloso per la salute dell’uomo.

Inoltre pensare a un sistema di mobilità sostenibile vuol dire cambiare il modo di muoversi favorendo i mezzi pubblici a quelli privati. Infatti il grande traffico che si trova soprattutto nelle grandi città limita di molto gli spostamenti delle persone, obbligandole a lunghe file in coda in tangenziale o sulle maggiori arterie urbane.

Questo causa spesso ansia e stress a chi si trova a dover affrontare quotidianamente questo enorme problema.

L’aumento della rete autostradale o strade urbane cittadine, ma anche parcheggi e altre zone che sono necessarie per la circolazione delle automobili, ha avuto un grande impatto ambientale.

Basti pensare alle strade asfaltate sulle montagne o in mezzo a colline da cartolina.

Il consumo eccessivo dell’asfalto e il continuo rimpiazzamento di esso a causa di manutenzione sono molto impattanti sull’ambiente.

Utilizzare più soluzioni ecosostenibili può aiutare anche a diminuire questo inquinamento ambientale che deturpa la natura.

Come siamo messi in Italia per la mobilità sostenibile?

In Italia ci siamo dovuti adattare ad alcune normative europee in ambito di mobilità sostenibile.

Il Parlamento Europeo ha dettato delle leggi a cui gli stati membri si devono attenere in campo di inquinamento ambientale ed acustico.

Innanzitutto ci si è mossi per raggiungere più persone possibili dall’elettricità. Infatti quasi il 90% della popolazione ormai possiede un allacciamento all’energia elettrica mentre nei primi anni Duemila si parlava di poco meno dell’80%.

Questo ha sicuramente un impatto molto positivo sull’ambiente poiché possono essere abbandonate alcune modalità di illuminazione e riscaldamento estremamente inquinanti per l’uomo e per l’ambiente.

Inoltre il Governo Italiano ha stanziato bonus e provvedimenti volti a voler incentivare l’utilizzo di mezzi di trasporto ecocompatibili.

Motori ibridi o ad energia elettrica che possono essere messi in circolazione con immissione di gas serra nulla oppure minima. In questo ambito sono molte ormai le colonnine di ricarica elettrica sul suolo italiano che consentono di rifornire le batterie elettriche in completa autonomia e facilità.

Nei prossimi anni queste verranno incrementate e potenziate per garantire a chiunque ne abbia bisogno il suo utilizzo. Inoltre sono stati stanziati fondi e bonus per sostituire impianti di riscaldamento e raffrescamento con modelli più innovativi e meno inquinanti.

In questo modo l’inquinamento acustico e ambientale dovrebbe diminuire ancora di più e rimanere sotto soglie di allarme.

Sono stati stanziati fondi per l’acquisto di monopattini e biciclette elettriche, per incentivare le persone a muoversi in modo ecosostenibile e non inquinante.

In questo modo anche percorrere brevi tragitti potrà essere fatto in modo del tutto rispettoso per l’ambiente.

Sono molti ormai i brand che pubblicizzano e vendono mezzi di trasporto elettrici e nelle grandi città sono attive sperimentazioni per poter regolare l’utilizzo di questi prodotti.

Vuoi rimanere sempre aggiornato sul mondo della micromobilità e sostenibilità? Con il portale Modo Volkswagengroup puoi!

Viaggiare senza inquinare, quale auto scegliere?

Viaggiare senza inquinare, quale auto scegliere?

Viaggiare senza inquinare. Per gli amanti dell’ambiente o per coloro che desiderano un mondo ecosostenibile è un obiettivo. Che, lo diciamo apertamente, può perfino realizzarsi in tempi brevi. Non mancano, infatti, sperimentazioni e test per provare a ridurre l’inquinamento dei veicoli. Se in alcune città non se ne può fare a meno, almeno ci si prova a trovare modelli che emettono meno aria tossica possibile.

Certo, l’auto non è il mezzo più ecologico per antonomasia, ma i passi da gigante che sta facendo proprio per essere più green sono notevoli. Se vuoi viaggiare in auto strizzando l’occhio al pianeta, ovviamente, ti consigliamo l’auto elettrica. Oggi costano probabilmente tanto, forse pensi che non puoi permettertela (ma comunque alla fine dell’articolo ti daremo una soluzione) ma in realtà, a conti fatti, potresti perfino alla lunga risparmiare.

Un pieno di benzina, infatti, costa molto – con il prezzo di un litro che, quando va bene, è di circa 1 euro e 60 centesimi – ma un pieno di benzina costa poco e niente. Essendo elettrica, infatti, non solo consumi poco ma anche il tuo portafogli diventa…più gonfio!

L’unico limite, però, è il poco radicamento sul territorio per quanto riguarda le centrali dove poter caricare il mezzo di trasporto. Un problema che, oggi, praticamente non c’è più con il GPL, uno dei sistemi per risparmiare soldi da un lato e, dall’altro, non inquinare troppo. Ogni litro di GPL costa circa 60 centesimi. È vero, fai meno chilometri rispetto alla benzina, ma non arrivi a farne un terzo. Il GPL, infatti, per la sua conformazione, è uno dei carburanti più ecologici e, a parte l’investimento iniziale per installare l’apposito impianto, dopo non dovrai fare più nulla. Se non la revisione periodica e cambiare la bombola dopo qualche migliaio di chilometri che hai percorso.

Il GPL è ecologico perché è ottenuto dalla raffinazione del greggio e/o dal fatto che vengono estratti giacimenti naturali di gas sotto forma di miscele di idrocarburi. È più ecologica una macchina a GPL che una a benzina Euro 6. Non a caso, quando ci sono le domeniche ecologiche, con la macchina a GPL non hai alcun problema perché non ha quasi mai restrizioni, rispetto a vetture un po’ più vecchie.

Attenzione, però, ai falsi miti sul consumo di carburante delle auto. Sì perché ci sono alcune convinzioni che sono sbagliate. Quei falsi miti che durano da anni e che sono restii a tramontare. Un esempio per tutti? C’è la convinzione che consuma più un motore grande che uno piccolo. Ma, in realtà, non è così. Dipende molto da tutto ciò che c’è attorno al motore, dalla carrozzeria, da quanti anni il motore ‘viaggia’ e, soprattutto, dal peso che devono portare. Se il motore deve ‘trascinare’ una macchina molto pesante è un conto, se deve trascinare una leggera è un altro. Non solo: se il motore deve portare una macchina sempre piena (magari ti sposti con tutta la tua famiglia) consuma di più rispetto a una macchina in cui all’interno c’è solo il guidatore.

Se vuoi viaggiare senza inquinare ti consigliamo di allontanarti dalla città. Ormai è un fatto comune: nelle metropoli l’inquinamento dell’auto è a livello alto. E, per questo motivo, se devi prendere l’autostrada il suggerimento è quello di prendere una macchina che alla lunga consumi poco o niente, in modo da poter inquinare molto poco.

Prima di chiudere questo approfondimento, spendiamo due parole per i motori a diesel. Anche in questo caso c’è una convinzione che le macchine a diesel consumi poco. In realtà non è proprio così: anzi, è esattamente l’opposto. Il diesel consuma di più. E, allora, da dove nasce questa credenza? Semplice: perché a questi motori viene installato il Fap, il filtro antiparticolato in modo da ridurre drasticamente le emissioni. Ma qui parliamo, quindi, di un ‘aiuto’ che viene dato a questi veicoli. Concludendo, quindi, la soluzione migliore per viaggiare senza inquinare c’è. E, speriamo, che nel futuro si diffondano sempre di più. Lo abbiamo detto all’inizio, qualche rigo più su.

Un’ottima alternativa per spostarsi in città senza inquinare è utilizzare auto elettriche. Se non puoi acquistarne una, dato il loro costo, puoi comunque noleggiarne una con la formula NLT (Noleggio a lungo termine).

Gabbie in Legno – Convenienza, sicurezza e rispetto per l’ambiente

Gabbie in Legno – Convenienza, sicurezza e rispetto per l’ambiente

L’imballaggio di merci grossa taglia per il trasporto, che sia per tratte lunghe o brevi, può risultare talvolta eccessivo e costoso se eseguito nella maniera più comune attraverso le casse industriali. Nel caso in cui si vogliano trasportare dei materiali non soggetti ad erosione per via degli agenti atmosferici, come ad esempio merci la cui struttura non sia costituita principalmente di ferro, o merci che non siano particolarmente fragili, si può ricorrere all’imballaggio mediante gabbie in legno. Questi imballi supportano indistintamente traversate via terra, ma anche per via aerea o per mare. In provincia di Cremona è possibile riferirsi alla ditta Tecno Imballi srl di Pandino, la quale fornisce un servizio di progettazione di gabbie in legno in grado di modellarsi su qualsiasi occorrenza del cliente. I prodotti da loro offerti possono essere visionati dando uno sguardo al sito delle gabbie in legno Tecnoimballi.

Procediamo adesso l’articolo con uno sguardo di insieme sulla struttura e sui vantaggi per avere un’idea più chiara dell’adeguatezza delle gabbie in legno per i vostri imballaggi futuri.

Gabbie in Legno: Struttura

Le gabbie in legno presentano una base a pallet, su cui si articolano le più svariate configurazioni, realizzabili con un’alternanza di tavole in legno, in base alle necessità legate al prodotto per cui vengono realizzate. Inoltre le gabbie in legno risultano essere leggere, mantenendo comunque la giusta robustezza e stabilità rispetto al carico da dislocare, caratteristica peculiare rispetto alle casse in legno, che essendo strutturate con una serie di tavole accostate o maschiate sono sicuramente più massicce.

Una qualità di questa tipologia di imballaggio industriale è la flessibilità di costruzione: è possibile personalizzarle in base alle esigenze del cliente. In fase di ordinazione sarà possibile comunicare il carico massimo da trasportare e ancora l’altezza, la lunghezza e la larghezza della gabbia desiderata. In tal modo è garantito un imballo naturalmente più sicuro, risultando conforme all’articolo da trasportare.

Se realizzati con prodotti e legno di qualità questi imballaggi possono supportare pesi molto grandi, con limiti di progettazione pressoché inesistenti, offrendo al cliente un’ampia gamma di dimensioni possibili. Si raccomanda dunque di rivolgersi sempre a ditte professionali e che seguano le norme di costruzione.

Gabbie in legno: Vantaggi

Uno dei punti di forza di questo sistema di trasporto è la solidità e la conseguente sicurezza della struttura. Proteggono dalle sollecitazioni meccaniche che subisce l’imballo durante tutte le fasi di trasporto, dalle fasi di carico alle fasi di trasbordo, senza perdere efficacia rispetto alle casse. Un ulteriore vantaggio che emerge dal confronto tra le casse industriali e le gabbie in legno risiede nel fatto che, a parità di materiale trasportato, e quindi di dimensioni complessive richieste, le gabbie in legno richiedono un quantitativo di materiale nettamente inferiore per la loro realizzazione e dunque un risparmio economico non indifferente.

Bici Elettrica, stop all’inquinamento

Bici Elettrica, stop all’inquinamento

Sono sempre di più le persone che per muoversi e spostarsi liberamente in città decidono di spendere i propri risparmi sulle bici elettriche. La scelta di un prodotto di questo tipo appare in certi sensi la soluzione migliore per associare il piacere di spostarsi velocemente in città senza dover necessariamente inquinare e la comodità di avere un mezzo che non stanchi eccessivamente.

Al piacere di un classico giro in bici siete per davvero intenzionati ad aggiungere la comodità estrema che è in grado di garantire un motore elettrico che non vi faccia sforzare troppo? Grazie alla tecnologia che ha fatto passi da gigante ad oggi il mercato offre numerose bici elettriche in grado di accontentare le necessità di moltissimi clienti sia per quanto riguarda l’estetica, materiali di qualità e costi particolarmente competitivi.

Per darvi una mano a scegliere un buon modello di bici elettrica ne abbiamo selezionato una che fino a questo momento ha venduto una marea di unità.

Brinke BR-Allroad

Questa che vi stiamo proponendo è una delle migliori bici elettrice presenti sul mercato perfetta se non badate a spese, la Brinke BR-Allroad ha tutte le carte in regola per soddisfarvi al 100%. Costosa si, ma ripaga perfettamente l’investimento fatto con specifiche di altissimo livello.

Questa bici elettrica è ultra tecnologica come poche. Il punto di forza sicuramente risiede nella batteria Samsung da 420 watt che offre ottime performance per una pedalata per 40 massimo 70 km, ma si può anche smontare e ricaricare a casa in circa 5 ore.

Altra chicca è il cambio shimano a 9 rapporti che consente di settare la marca più consona per ogni tipo di superficie e pendenza, limitando notevolmente il vostro sforzo fisico sfruttando appieno la potenza offerta dal motore elettrico.

Troviamo anche un ottimo schermo LCD. Insomma, questa Brinke BR-Allroad è perfetta per muoversi velocemente e in tutta comodità.

Fonte: https://migliorbicielettrica.it/

Smaltimento amianto Sicilia: cosa dicono le norme

Smaltimento amianto Sicilia: cosa dicono le norme

Con la Legge 29 Aprile 2014, n°10, si stabiliscono le norme per la tutela e la salute del territorio, rispetto ai rischi derivanti dall’uso dell’amianto in Sicilia.

Prima di questa legge, i riferimenti normativi a riguardo erano rappresentati dalle fonti comunitarie risalenti agli anni ’80 (dir.80/1107 CEE) concernenti la protezione dei lavoratori esposti a questo materiale.

A livello nazionale, invece, si deve attendere la legge ordinaria del Parlamento n°257 del 27/03/1992, per avere norme relative alla cessazione dell’impiego di amianto.

Questo infatti, è una sostanza minerale a base di silicio, in grado di formare fibre flessibili e resistenti al calore.

Inalare queste fibre o la polvere di amianto rappresenta un enorme rischio per la salute, in quanto, altamente cancerogeno.

Occorre perciò che sia evitata l’esposizione anche a bassi livelli di concentrazione.

Per questo motivo si rende sempre più necessaria la bonifica ed un corretto smaltimento del materiale.

La legge del 29 Aprile 2014, rappresenta, per queste motivazioni, un passo in avanti per la prevenzione dei rischi che derivano dall’esposizione all’amianto e conseguentemente per procedere alle bonifiche dello stesso materiale nell’isola.

 

REGIONE SICILIANA

 

Le successive modifiche apportate alla citata legge, possono essere reperite nel sito internet della Regione, al seguente link:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_PresidenzadellaRegione/PIR_ProtezioneCivile/PIR_Areetematiche/PIR_Previsioneeprevenzione/PIR_PortaleInformativoAmianto.

Nel portale, infatti, è possibile visionare e scaricare i documenti pdf delle più recenti norme in materia di amianto.

Tra questi, l’articolo 37 del L.R. 8/2018 (Rimozione e smaltimento amianto).

 

V.A.S.

 

Nel sito è presente anche procedura di VAS (Valutazione ambientale strategica), ex art.13 comma 1D.L.vo 152/06 e s.m.i., relativa al piano di protezione dell’amianto nell’isola.

Ugualmente scaricabile anche il documento relativo alla procedura: “Rapporto preliminare ambientale”.

 

CENSIMENTI E MAPPATURE

 

I documenti nel portale, contengono i censimenti e le mappature dei siti comunali nei quali si rileva la presenza di amianto ed anche i registri pubblici di edifici, mezzi ed impianti nei quali sia certa la presenza dello stesso.

 

PROTOCOLLO SANITARIO

 

E’ anche possibile prendere visione del protocollo sanitario regionale standardizzato per gli accertamenti in materia di amianto (art.11 c 1 L.R. 10/2014).

ARPA (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente)

Una finestra nel sito rimanda a questo link: http://www.arpa.sicilia.it/primopiano/amianto-legge-29-aprile-2014-n-10-comunicazioni-obbligatorie-da-parte-dei-soggetti-pubblici-e-privati-nonche-dei-soggetti-imprenditoriali/.

Si possono trovare alcune norme e documenti relativi alle procedure di smaltimento dell’amianto.

 

DECRETI PIU’ RECENTI

 

I recenti decreti del 10 Luglio 2018 e DDG N°841 del 22/10/2018, trattano rispettivamente di “Approvazione dei criteri di assegnazione ai finanziamenti per attività che si occupano di rimozione e smaltimento di manufatti che contengono amianto” e quello per il “Finanziamento e l’approvazione dell’elenco dei comuni beneficiari”.

 

AGEVOLAZIONI FISCALI

 

Attualmente è infatti possibile accedere agli incentivi per lo smaltimento dell’amianto ed usufruire di agevolazioni fiscali.

La legge di bilancio 2019 si occupa di amianto ed il legislatore inserisce nella manovra alcuni incentivi che hanno lo scopo di agevolare le azioni volte alla bonifica di questo materiale nocivo.

Detrazioni fiscali per interventi di bonifica, benefici previdenziali concessi ai lavoratori esposti e credito di imposta per chi effettua erogazioni in denaro al fine di realizzare interventi su edifici e terreni pubblici, sono alcune delle possibilità offerte.

All’articolo 1, commi da 156 a 161 della Legge n.185/2018, si istituiscono le disposizioni di questa agevolazione, che stabiliscono un credito del 65% per le erogazioni liberali effettuate.

E’ del 26/02/2019, l’approvazione della delibera di giunta della Regione Sicilia che individua siti dove trattare e smaltire l’amianto con ingente risparmio finanziario e ambientale.

Come fare la raccolta differenziata a Roma: guida

Come fare la raccolta differenziata a Roma: guida

La raccolta differenziata è una realtà sempre più consolidata a Roma, con il duplice scopo di rendere più bella e pulita la città, oltre ad ovviamente incitare ad un comportamento di rispetto dell’ambiente.

La raccolta è gestita dalla società AMA S.P.A., la quale negli ultimi anni si è impegnata per rendere il sistema più organizzato ed efficace, introducendo anche dei servizi porta a porta.

Attraverso la distribuzione di materiale informativo e appositi contenitori, i cittadini vengono così incentivati ad un maggiore impegno verso le sorti dell’ambiente, che si traduce anche in un netto miglioramento della salute dell’uomo. Altri punti favorevoli sono rappresentati da possibili sconti sulla tassa rifiuti oltre alla crescita economica ed occupazionale nel settore del riciclaggio.

Il programma di differenziazione dei rifiuti è ben strutturato e prevede non solo la divisione di vetro, carta e cartone, e organico, ma anche l’introduzione di nuovi contenitori per i medicinali, olio da cucina, pile e abiti, oltre all’apertura di apposite sedi per lo smaltimento di beni ingombranti, come divani, mobili, scarti edilizi ed elettrodomestici.

In generale, la raccolta differenziata a Roma avviene quindi per due modalità, porta a porta e stradale.
La raccolta stradale inizia con la distribuzione di contenitori per il riciclaggio in casa, in particolare la divisione deve essere tra scarti alimentari e organici, contenitori in plastica e metallo, carta e cartoncino, contenitori in vetro.

Dopo averli separati in casa, i cittadini devono inserire gli scarti in vetro nelle apposite campane verdi e le altre tre tipologie negli appositi cassonetti, diversificati per colore: il bianco indica la carta, il blu rappresenta la plastica, il metallo e l’alluminio, mentre il cassonetto marrone è dedicato ai rifiuti alimentari ed organici.

Vi è inoltre un cassonetto aggiuntivo, nel quale buttare tutti quei materiali non riciclabili, per i quali si può tranquillamente utilizzare i tradizionali sacchi da spazzatura.

Gli edifici con più di sette appartamenti, possono anche godere del servizio porta a porta, che viene effettuato in giorni specifici, contrassegnati sul calendario di raccolta. In questo caso vengono forniti degli appositi bidoni di misura ridotta da custodire all’interno dell’edificio, mentre per il vetro ci si serve ugualmente della campana di vetro in strada.

Questo sistema, nonostante richieda una maggiore diligenza da parte dei cittadini, sembra funzionare veramente, perché molto intuibile e di facile interpretazione.

Su ogni cassonetto sono infatti anche illustrati tutti i materiali ammessi e quelli invece che non devono assolutamente essere buttati, in modo da facilitare maggiormente i cittadini: nel cassonetto blu dedicato alla plastica e all’alluminio, non si possono per esempio inserire posate di plastica, ma anche lampadine o specchi, così come nel cassonetto della carta non si possono buttare tovaglioli unti o carta sporca.

Inutile dire che la raccolta differenziata apporta dei benefici notevoli all’ambiente, basta pensare che attraverso il recupero della carta viene abbattuto un numero nettamente inferiore di foreste. Per produrre carta da cellulosa, così come alluminio, servono infatti energia ed acqua, beni che vengono così salvati attraverso la differenziazione dei rifiuti.

Per una panoramica più approfondita, si consiglia di visitare il sito internet Romabbella.com, portale interamente dedicato alla capitale italiana, sul quale trovare molte informazioni utili e notizie sempre aggiornate.

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